22 Mag 2013

DRIN, DRIN: CHI È? “L’ISPETTORATO DEL LAVORO”

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In data 22 maggio si è tenuto in Corte Pancaldo l’incontro sul tema “Drin drin. Chi è? L’ispettorato del lavoro” del ciclo “4 chiacchere”. Il relatore Dott. Marco Restani (e mail restanimarc@gmail.com – tel. 340/9104001) responsabile dell’Area Previdenza nell’ambito di Confindustria Verona, ha messo a disposizione di tutti i partecipanti la sua decennale esperienza nell’ambito del diritto del lavoro, dando al proprio intervento un taglio che, in linea con lo spirito “4 chiacchere”, ha privilegiato l’operatività alla teoria.

In materia di ispezioni in azienda il primo concetto che è bene tenere a mente è che tra i diversi soggetti competenti, solo gli ispettori della Direzione Territoriale del Lavoro hanno la qualifica di ufficiali di Polizia Giudiziaria (con i relativi poteri), mentre non lo sono, ad esempio, gli ispettori degli enti previdenziali e assicurativi (INPS-INAIL).

Per quanto riguarda i principali fenomeni oggetto di verifica, e spesso di contestazione, è opportuno ricordare principalmente il lavoro c.d. sommerso (vero e proprio lavoro nero) e il lavoro c.d. irregolare, intendendosi con tale espressione tutti quei rapporti lavorativi che vengono inquadrati in fattispecie contrattuali non conformi o attuati senza il pieno rispetto delle norme di tutela.

Con riferimento alla prima casistica (lavoro nero tout court) è bene tenere a mente che si rischia la sospensione dell’attività qualora, in occasione dell’accesso in azienda da parte del personale ispettivo, la percentuale di lavoratori non regolarizzati sia pari o superiore al 20% dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro. Per quanto riguarda, invece, il lavoro irregolare le fattispecie contrattuali più “a rischio”, e spesso oggetto di verifica ispettiva, sono i contratti di collaborazione a progetto ed i contratti di appalto. Uno “scudo” preventivo per attestare la regolarità dei contratti e la loro conformità alle norme di legge è rappresentato dalla possibilità per le aziende di farsi certificare i contratti stessi da soggetti terzi (es. Direzioni Territoriali del Lavoro, Università, Ordini dei Consulenti del Lavoro); tuttavia, in caso di difformità tra quanto indicato nel contratto certificato e le modalità concrete di estrinsecazione dei rapporti, dette certificazioni non paiono allo stato poter mettere le aziende “al riparo” da eventuali rivendicazioni mosse in sede giudiziale.

Venendo ora all’analisi di quelli che sono i doveri e i poteri del personale ispettivo nel corso degli accessi in azienda, è importante tenere presente quanto segue. Tra i doveri è importante ricordare che l’ispettore:

–          deve qualificarsi esibendo il tesserino di riconoscimento e deve cercare, nell’esecuzione delle sue funzioni, di arrecare la minore turbativa possibile all’attività svolta dai soggetti ispezionati;

–          deve informare il soggetto ispezionato della possibilità di farsi assistere da un professionista abilitato di sua fiducia; a tal riguardo si tenga presente, però, che l’assenza di tale professionista non è comunque ostativa alla prosecuzione dell’attività ispettiva;

–          deve arrivare all’ispezione “preparato”, ovvero avendo già acquisito tutti quei documenti (es. comunicazioni a Co-Veneto, modello 770, etc.) già in possesso della pubblica amministrazione. Tale dovere è evidentemente riconducibile alla finalità di limitare che le richieste degli ispettori “paralizzino” a lungo l’attività aziendale; tuttavia è preferibile che l’azienda o il professionista che l’assiste non ostacolino eventuali richieste di documentazione fatte “in loco” da parte degli ispettori, ciò sia in un ottica di reciproca collaborazione, sia per circoscrivere l’attività ispettiva a quanto riscontrato dagli ispettori in corso di ispezione.

Per quanto attiene, invece, i suoi poteri ricordiamo che l’ispettore:

–          può accedere a tutti i locali aziendali ad ogni ora (idem per quanto riguarda eventuali mense o dormitori annessi agli stabilimenti); non può accedere, invece, alla dimora privata del datore di lavoro in virtù di un principio costituzionalmente garantito, a meno che essa stessa non costituisca “luogo di lavoro” (es. per la presenza di collaboratrici domestiche).

–          può assumere informazioni da parte dei lavoratori rivolgendo agli stessi domande chiare e comprensibili;

–          può procedere ad effettuare rilievi descrittivi e fotografici ed eventuali sequestri.

Da ultimo, a fronte di eventuali irregolarità contestate dagli ispettori, è opportuno fare una breve carrellata sui principali strumenti di regolarizzazione:

1)      diffida obbligatoria (opera solo per gli inadempimenti sanabili o già sanati da cui derivino sanzioni amministrative);

2)      prescrizione obbligatoria (opera sempre nelle ipotesi di violazione di carattere penale punite con la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda oppure con la sola ammenda);

3)      diffida accertativa (opera se emergono crediti patrimoniali obiettivi e certi i favore dei lavoratori);

4)      conciliazione monocratica. Si tratta di  una forma di conciliazione presso la Direzione Territoriale del Lavoro che può avvenire a seguito di una richiesta di ispezione da parte del lavoratore oppure nel corso dell’ispezione se vi è il consenso delle parti.

Nel ringraziarvi per la Vostra partecipazione Vi alleghiamo, per un ulteriore approfondimento sul tema, le slides presentate durante l’incontro dal Dott. Marco Restani e Vi invitiamo all’incontro “4 chiacchiere” di sta sera che avrà come tema. “DRIN, DRIN: CHI E’? SONO UN CONDOMINO INCAZZATO”.

Gli organizzatori:

Luigi Bellazzi

Elena Busola

Aziz Chabib

Federica Girolli

Giuseppe Righetti

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